Grazia

Sono Grazia, ho 43 anni ed il 26 febbraio 2016 ho sfrattato l’ospite non pagante chiamato: carcinoma duttale in situ. Da quel giorno ho conosciuto il buio delle attese, l’imbarazzo della nudità, lo spogliarsi davanti ad un medico non mi scandalizzava, ma era l’imperfezione fisica a farmi sentire nuda. Nelle 30 sedute di radioterapia ho iniziato ad ingannare l’attesa con un sorriso e una battuta. Ci sono stati giorni in cui persino il pensiero di alzarmi dal letto mi faceva venire voglia di piangere. Le foglie cadono ogni autunno, mi dicevo, ed io non sono un sempreverde, questo non vuol dire che io sia finita. Ho raccolto le forze, asciugato le lacrime e fissato un obiettivo: correre 10 km in meno di 1 ora, io che non ho mai corso nella mia vita, se non dietro a treni che poi non ho mai preso. Sono uscita, anche se avrei voluto chiudermi dentro, ho spostato la linea di demarcazione un pezzettino al giorno, ho rubato spazio a quella linea ed ho raggiunto il mio obiettivo. Il cancro è scomparso dal mio corpo, è passata la radioterapia, ma la tranvata che ho preso quando il medico mi ha detto: signora lei ha un tumore! Ecco da quelle parole non si guarisce, quelle restano incollate nelle orecchie per sempre, ti svegliano la notte, ti ricordano che la vita è una sola. Il termine cancro fa paura, lo so bene, ma io ho imparato a trovare qualcosa di positivo anche nelle situazione negative. Ho avuto un nuovo inizio, un’altra vita. Ma nelle giornate no, in un momento di crisi, in un attimo di debolezza, beh solo una cosa mi torna in mente, un segno sulla pelle, una cicatrice rimarginata e mai guarita. Lungo il percorso ho visto alcuni cari amici andarsene da questo mondo, ed è anche per loro che vorrei poter godere della libertà che viene con l’invecchiare. Io corro, ed oggi pagaio per dimostrare che dopo il tumore c’è vita, che significa posso, ed io posso.

  • Fotografo: Luigi Cataldo
  • In Collaborazione con: Associazione "Cuore di Donna"