Tiziana

La vita è un mistero. La vita ti sorprende sempre, nel bene e nel male. Ha una capacità innata di stravolgere le tue giornate proprio quando meno te l’aspetti e con i modi più impensati.

Era la primavera del 2015, il mese di maggio per l’esattezza. Avevo 42 anni e come ogni anno per me quel mese era dedicato al mio check up. Non sono un’ipocondriaca, non lo sona mai stata, ma ho sempre creduto, fin da ragazzina, nell’efficacia della prevenzione che ho sempre praticato con puntualità. Anche quell’anno misi in atto le mie abitudini ma qualcosa non funzionò, non andò come credevo. Io me la ricordo ancora l’espressione del medico che guardava la mia mammografia prima di chiedermi se fossi da sola in quel momento o se qualcuno mi avesse accompagnata. Fu in quell’esatto istante che realizzai che la mia vita, già messa alla  prova solo quattro anni prima da una violenta quanto inattesa encefalite, stava per deviare nuovamente verso qualcosa di brutto e inaspettato. Il percorso fu quello comune a chi ha affrontato un cancro. Esami, visite, pianti, disperazione, domande. Mi chiedevo: “Perché un’altra prova per me? Non bastava ciò che  quattro anni prima mi aveva rubato due mesi della mia vita?” Domande senza risposta. E non c’era neanche il tempo per cercarle. In quel momento bisognava solo agire il più in fretta possibile, togliersi da dentro l’intruso, riprendere la vita tra le mani e correre a perdifiato verso la guarigione. Lo sconforto iniziale fu presto rimpiazzato dalla consapevolezza di poter vincere ancora. “Signora, lei ha un cancro.” Le parole che mai avrei immaginato di dover sentire, quel medico le diceva a me. Non mi restava altro che armarmi di tutto il coraggio possibile e salire sul carro. Faceva molto caldo quel 5 agosto, una delle estati più calde degli ultimi anni e io ero in un letto d’ospedale a combattere il nemico. Tornai a casa dolorante, con un pezzo del mio seno sottratto da uno sconosciuto, ma con la fierezza di avercela fatta ancora. Una fierezza che tuttora esibisco con orgoglio, racchiusa in quella cicatrice. Quello che mi aspettava ancora non lo sapevo ma una cosa sì, la sapevo. La diagnosi precoce mi aveva aiutata e le percentuali di guarigione per me erano elevatissime. Come dopo ogni incidente di percorso, ho toccato per un attimo il fondo, giusto il tempo per darmi la spinta e riemergere. Il cancro non mi ha tolto l’energia, l’ha raddoppiata ed ora quell’energia la metto a disposizione di chi, come me, si scontra con una diagnosi inattesa e violenta. L’Associazione “Cuore di donna” ora è la cosa che mi aiuta a parlare di cancro e prevenzione a tutte, è la cosa che mi fa dire che di cancro si vive, basta scovarlo per tempo il bastardo. Sono più forte ora, affronto la vita così come viene. La corazza si è ulteriormente indurita, perché la vita è fatta di battaglie che, nel bene e nel male, vale la pena di combattere cercando sempre il bicchiere mezzo pieno in tutte le situazioni. Vivo perchè ho vinto io! E ora più che mai, faccio ciò che mi fa stare bene!

  • Fotografo: Luigi Cataldo
  • In Collaborazione con: Associazione "Cuore di Donna"